I giovani più sensibili all’influenza dei modelli provenienti dagli Stati Uniti e dai Paesi del Nord Europa tendono a “globalizzarsi” e ad assumere stili di vita mutuati dalla TV e dai media.

Secondo l’ISTAT nell’anno 2005 i consumatori di almeno una bevanda alcolica nell’anno rappresentano il 69,7% della popolazione al di sopra degli 11 anni di età (l’82,1% tra i maschi e il 58,1% tra le femmine) .

Il numero dei consumatori di vino, dopo la tendenza al calo degli ultimi anni, confermatasi anche negli anni fra il 2001 e il 2003, appare di nuovo in crescita tra il 2003 e il 2005, passando dal 55,9% al 57,6%. Una sostanziale stabilità si registra per i consumatori di birra, che diminuiscono di poco passando dal 47,2 % del 1998 al 47% del 2005.

Un netto incremento si registra nel numero dei consumatori di altri tipi di alcolici (aperitivi,amari, liquori) e cresce secondo l’ISTAT il numero dei giovani consumatori, e in particolare delle giovani donne di 18-19 anni (dal 53,3% del 1998 al 56,3% del 2005) e di 20-24 anni (dal 57,6% del 1998 al 60,4% del 2005).

L’abuso di alcol comporta un danno a carico di numerosi organi e apparati e vanno tenuti ben distinti i diversi quadri patologici a seconda che si tratti di un insulto acuto o cronicamente ripetuto nel tempo.

Poichè il modello tra i giovani è oramai quello anglosassone dell’uso degli alcolici nel fine settimana con intento euforizzante in questa fascia il rischio per la salute è immediato per il noto effetto destabilizzante dell’alcolemia elevata sulle capacità di guida ed il conseguente incremento degli incidenti stradali anche letali durante i fine settimana.

Non vanno però dimenticati gli effetti deleteri dell’abuso cronico delle bevande alcoliche.

Alla luce del fatto che il 90% dell’alcol ingerito raggiunge, attraverso il sangue portale, il fegato ove viene catabolizzato, questo organo presenta una particolare suscettibilità al danno prodotto dall’uso inappropriato di questa sostanza.

A tutt’oggi, la patogenesi del danno epatico da alcol non è chiara in tutti i suoi aspetti.

All’instaurarsi ed alla gravità del danno concorrono non solo l’entità (dose e tempo) dell’abuso alcolico, ma anche fattori genetici, ambientali, immunologici, infettivi e nutrizionali.

L’importante studio Dionysos condotto in Italia ha evidenziato che, nella popolazione italiana, l’incremento del rischio di insorgenza di epatopatia alcolica e di cirrosi epatica compare per consumi alcolici >30 g/die per un periodo di almeno 10 anni.

L’indagine Dionysos ha anche puntualizzato l’importanza della modalità del consumo di bevande alcoliche:

a parità di alcol ingerito, i soggetti che assumono alcolici anche fuori pasto presentano un’incidenza di epatopatia alcolica e cirrosi epatica di 3-5 volte superiore rispetto ai soggetti che bevono solo durante i pasti.

Il danno epatico da abuso cronico di bevande alcoliche si manifesta con steatosi,
steato-epatite alcolica, fibrosi e cirrosi. Quest’ultima, poi, può evolvere in epatocarcinoma (HCC).

La manifestazione del danno acuto da abuso di alcol,, è l’epatite acuta alcolica fortunatamente abbastanza rara nel nostro Paese.

La più comune espressione istopatologica del danno metabolico prodotto dall’abuso alcolico, riscontabile nel 60-100% dei soggetti che fanno un uso inadeguato di bevande alcoliche, è la steatosi caratterizzata all’accumulo di lipidi nella cellula epatica ma che di solito è un’alterazione benigna, non evolutiva ed in genere è reversibile con la sospensione dell’assunzione alcolica.

 

Dott. Stefanini G. Francesco  già primario OC di Faenza – specialista Medicina Interna e Epatogastroenterologia, esperto in immuno-allergologia nello studio delle reazioni avverse agli alimenti che includono allergia e intolleranza alimentare e celiachia.

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